Cosa ci ha raccontato il report Football Money League del 2020 in 7 punti

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Sicuramente il Barcellona per la prima volta nella storia al primo posto della Football Money League stilata da Deloitte.

Come ogni anno a gennaio, Deloitte ha pubblicato il proprio report su ricavi e fatturato incentrato sul calcio internazionale. Qui lo abbiamo riassunto in 7 punti salienti.

1) Il Barcellona è da record anche senza la Champions in bacheca

Un calo fisiologico per Real Madrid e Manchester United che è figlio delle vicende di campo degli ultimi mesi delle due squadre. Se era auspicabile una fine del ciclo dei madrileni (dopo 4 Champions League in 5 anni e la cessione di Ronaldo ci sta), l’immobilismo in classifica dello United sempre al terzo posto per fatturato era inevitabile conseguenza delle gestioni tecniche poco azzeccate dal 2014.

Real e United fanno registrare comunque una crescita numerica, seppur lieve in proporzione alla grandezza dei club.

Il Barcellona realizza un altro record, che è l’abbattimento del muro degli 800 milioni di fatturato: i catalani infatti hanno fatto registrare nella stagione 2018 – 2019 un fatturato di 840.8 milioni di euro.

Continua insomma il duopolio spagnolo nelle prime due posizioni, per quest’anno invertite.

2) In Italia il fattore campo è uno specchio del bilancio 

Sorride la Juventus che recupera una posizione rispetto all’anno scorso e torna tra le Top 10, posizionamento al quale il club dovrà ambire ogni anno visti gli investimenti e la progettualità impostata ormai da diversi anni.

Conferma il periodo non propriamente brillante il Milan che viene tagliato fuori dalle prime 20 posizioni proprio come capitò nella stagione 2016 – 2017. Il fatturato di 206,3 milioni di euro attesta un certo immobilismo economico e di branding anche quest’anno. Un brutto neo per un club che si attestava sempre tra le prime dieci posizioni di questa classifica sino al 2012 – 2013.

Si inseriscono invece nella Top 20 le altre italiane più blasonate, quindi Napoli (20esima posizione), la Roma (16esima posizione) e l’Inter (al quattordicesimo posto con 364,6 milioni di euro di fatturato).

Con quasi 460 milioni di fatturato la Juventus registra il miglior risultato di sempre, superando di gran lunga i 406 milioni del 2017.

3) Il calcio italiano dipende troppo dai ricavi dei diritti tv

Analizzando nello specifico da quali macro-canali provengono le fonti del fatturato delle squadre italiane, si conferma un trend che è la spada di Damocle del calcio italiano: la dipendenza troppo esasperata dai diritti tv.

Tra le italiane presenti nella Top 20, sono Napoli e Roma a subire più di tutte questa correlazione. Addirittura, il Napoli distribuisce il proprio fatturato con un 70% a favore dei ricavi dalle tv.  Per i giallorossi i ricavi da broadcasting si traducono nel 62% del fatturato (144.5 milioni).

Il vero dente cariato dei partenopei è però la voce del bilancio riferita al matchday: per un club come quello di Aurelio De Laurentiis l’8% del fatturato ottenuto attraverso l’evento partita deve essere assolutamente un dato da migliorare.

Nonostante le entrate commerciali dell’Inter rispecchiano un buono stato di salute (42%), risultano comunque leggermente inferiori alla canalizzazione delle entrate per diritti tv che si attesta al 44%. Dato che registra 159.2 milioni per questa revenue.

La Juventus registra un dato e un equilibrio diritti tv – entrate commerciali, molto simile a quello interista: 45% per i diritti tv contro il 41% per attività commerciali e azioni legate a merchandising e brand.

C’è anche da specificare, per una migliore contestualizzazione, che sono poche le squadre della Top 10 a vantare una percentuale di ricavi slegata dalle attività di ricavo alimentate da terzi (come ad esempio i broadcaster o le vittorie che aumentano il valore offerto da questi ultimi).

In media le percentuali degli altri club della Top 20 sono più o meno simili ai casi italiani. 

4) Il gap tra i club tende ad aumentare negli anni

La forbice tra i vari raggruppamenti tende sempre ad allargarsi e questo è un discorso che vale singolarmente nei campionati nazionali, così come nella Top squadre europee.

Troviamo quindi un primo raggruppamento di club con Barcellona, Real Madrid e Manchester United che generano più di 700 milioni di ricavi.

C’è un secondo gruppo che parte dal Bayern e si conclude col Liverpool, e rappresenta i club che si attestano tra i 600 e i 665 milioni di euro di fatturato. 

Si nota poi come l’ultimo gruppone, quello che parte proprio da una italiana, la Roma al sedicesimo posto, non sia poi così distante per fatturato dalle ultime squadre presenti nella classifica (ad esempio il Crystal Palace alla 30esima posizione).

Se poi andiamo a sbirciare i campionati nazionali, come anticipato, la situazioni si manifesta con un timbro ancora più marcato. In Spagna il Barcellona solo grazie alle proprie revenues provenienti da attività commerciali registra un numero 6 volte superiore al fatturato della quinta classificata ne LaLiga.

Questa condizione ci ricorda molto il contesto attuale che possiamo trovare anche nella nostra Lega Serie A.

Una polarizzazione parecchio evidente.

5) Come saranno i club del futuro

Il sorpasso del Barcellona ai danni del Real Madrid, nonostante il posizionamento in Champions dei catalani meno convincente rispetto al solito, dimostra a pieno che in casa blaugrana qualcosa è cambiato.

Il club sta confermando la propria idea di poter essere la prima squadra a sfondare il tetto del miliardo di fatturato, tant’è che in un anno ha realizzato una crescita di 150 milioni. La consapevolezza del brand maturata negli ultimi 2 anni ha permesso alla dirigenza di spendere il proprio marchio in maniera differente rispetto al passato. Il Barcellona sta tendendo sempre di più ad autonomizzare la gestione dei propri diritti e del proprio merchandising, oltre ad espandere sempre di più, in continenti differenti il proprio brand.

Investimenti in produzione mediatica e tecnologia poi completano l’opera di valorizzazione e monetizzazione dei dati, ormai una delle future (se non attuali) fonti di guadagno alternative rispetto al passato. In questo senso i catalani non sono gli unici a muoversi in maniera efficace.

Il Manchester City ha deciso di lanciare la piattaforma OTT del club, il Liverpool ha annunciato 16 milioni di sterline di investimenti in tecnologia e ha da poco avviato la possibilità per i fan di attivare un esclusivo abbonamento al canale Youtube.

Senza poi tralasciare l’aspetto forse più fondamentale: lo stadio pensato come smart arena.

Tecnologia orientata ad un approccio fan first, fonti di monetizzazione alternative (hotel, ospedali di proprietà, attività commerciali) saranno le colonne portanti degli stadi del futuro.

6) Il calcio femminile non è un trend, è (una bella) realtà

Dovrà diventare (a livello legislativo e delle tutele professionali più che altro) sempre più sport, poi diventerà sempre più industria.

Ma ormai UEFA e FIFA hanno tutto l’interesse a sviluppare un futuro duraturo per questo movimento.

Un interesse tramandato anche ai club più “scettici” come il Real Madrid, praticamente spinto dalla federazione spagnola all’apertura di una divisione femminile del club.

Inoltre, tutte le Top 10 della Money League hanno la propria divisione femminile ufficiale che compete nelle rispettive massime serie nazionali.

7) I risultati sul campo non sono sempre specchio dei social

La classifica generale verrebbe stravolta, e non di poco, se si considerassero i numeri delle fanbase social dei club o dei giocatori più seguiti sulle piattaforme digitali.

Se consideriamo, ad esempio, i club con il giocatore più seguito su Instagram, la Top 10 sarebbe questa:

1. Juventus (Cristiano Ronaldo 196.5M)

2. Barcellona (Lionel Messi 140.3M)

3. Paris Saint Germain (Neymar 131.1 M)

4. Liverpool (Mohammed Salah 35.4M)

5. Real Madrid (James Rodriguez 44.7M)

6. Manchester United (Paul Pogba 38.8M)

7. Bayern Monaco (Philipe Coutinho 21.8M)

8. Manchester City (Gabriel Jesus 14.1M)

9. Tottenham (Harry Kane 9.3M)

10. Chelsea (Wilian 9.0M)

Stesso discorso per quanto riguarda le fanbase dei club.

Le vittorie moltiplicano a livelli esponenziali l’engagement rate ma non sempre si convertono in crescite larghe degli account ufficiali. Per quello servono strategia e branding nel lungo periodo.

Trovate l’intero report Deloitte Football Money League 2020 qui.