Nessuno vuole essere Dovbyk

Artem Dovbyk risponde sul campo a tutto ciò che ha vissuto negli ultimi mesi: tra calciomercato e critiche, l’ucraino torna al gol e fa un’ottima prestazione contro il Verona

(Photo by Paolo Bruno/Getty Images)

Può succedere, a volte, che il calcio regali storie che vanno oltre il rettangolo verde. Per buona parte del calciomercato estivo la Roma ha provato a cedere Dovbyk, inviando intermediari a sondare diversi club (tra cui già il Milan) in cerca di offerte. Di proposte concrete e soddisfacenti per entrambe le parti, però, non ne sono arrivate (da segnalare il tentativo in prestito del Villarreal, destinazione rifiutata dal giocatore). Ma l’esigenza tecnica del club di avere un nuovo attaccante è pressante e per poter acquistare un’altra punta l’ex Girona deve essere ceduto. Il 28 agosto scorso, la Roma comunica ad Artem Dovbyk che non è più considerato parte dei piani del club, iniziando, a poche ore dalla fine del mercato, la ricerca della soluzione migliore per il club e per l’attaccante ucraino. A un battito di ciglia dall’epilogo della campagna trasferimenti estiva, Milan e Roma provano a mettere in piedi lo scambio di prestiti Dovbyk-Gimenez, ma il tempo è poco e i nodi da sciogliere troppi.

Artem accetta la decisione del club e raggiunge un accordo con il Milan, pronto a puntare su di lui. La Roma, nonostante l’investimento dell’estate 2024, era disposta a lasciarlo partire anche a titolo temporaneo, ma solo a fronte di un sostituto valido. Il tempo scade, il calciomercato si chiude, le luci si spengono e Dovbyk resta alla Roma. Ma in molti si chiedono: con quale spirito?

Il ragazzo di Čerkasy non voleva andare via. Consapevole di una prima stagione romanista non entusiasmante (seppur caratterizzata da 17 gol e 4 assist in 3195 minuti), ha sempre manifestato la voglia di restare in giallorosso per lavorare e migliorare sotto la guida di Gian Piero Gasperini. Il tecnico di Grugliasco, inizialmente non affascinato dal calciatore, nota per la prima volta una piccola scintilla nel ritiro in Inghilterra quando, alla fine di un allenamento sui campi di St. George’s Park a Burton Upon Trent, sotto una pioggia battente, Dovbyk resta in campo con lo staff tecnico per analizzare i suoi errori, assimilare le richieste del Mister e metterle in pratica.

Ritrovandoselo in casa, dunque, Gasp deve fare di necessità virtù e puntare anche su Dovbyk che, nonostante sia stato messo alla porta, si allena a testa bassa con l’obiettivo chiaro di essere l’attaccante titolare della Roma. Dopotutto, in vista della nuova stagione, ha chiesto di indossare la maglia numero 9, con la ferma volontà di dimostrare il proprio valore sul campo.

A dare le risposte migliori nella preseason, però, è il neo-acquisto Evan Ferguson che nelle prime uscite ufficiali sembra aver superato l’attaccante ucraino nelle gerarchie partendo dal primo minuto nelle prime tre giornate di Serie A. Archiviato il derby, contro il Nizza Gasperini sceglie per la prima volta Dovbyk dall’inizio e il classe 1997 fa una buona gara, mostrando di essere in campo con il corpo e con la mente, cominciando a far intravedere qualcosa di diverso. All’ex condottiero dell’Atalanta piace la prestazione di Artem nella prima di Europa League e decide di schierarlo da titolare anche in campionato contro l’Hellas Verona. L’attaccante ripaga la fiducia del tecnico siglando, di testa, il gol dell’1-0 giallorosso. Al di là della firma sulla vittoria numero 4 in campionato, Dovbyk offre una prestazione importante: è più associativo, si mette al servizio della squadra, giocando bene di sponda, attaccando la profondità e offrendo utili appoggi ai compagni, oltre a mostrarsi più reattivo dal punto di vista atletico.

Dovbyk rappresenta l’essere umano che cade e si rialza. Prende un’altra batosta, barcolla vistosamente, ma resta in piedi. Perché tutto quello che ha passato nella vita, dentro e fuori dal campo, gli ha insegnato che l’unico modo per farcela è mettersi i paraocchi, lavorare più duramente degli altri e non deviare mai dal proprio obiettivo. È nel buio che Artem trova la luce. Perché a 21 anni, quando si è rotto il crociato con il Midtjylland, ha capito che il modo migliore per rilanciarsi era tornare a casa, ritrovare i suoi affetti e ripartire dalle radici, al Dnipro. In patria una valanga di gol e assist, poi il Girona, il titolo di Pichichi e l’approdo alla Roma.

Siamo un po’ tutti Artem Dovbyk. Tutti noi che proviamo, falliamo, ci rialziamo, riproviamo e finalmente riusciamo. E come canta Cesare Cremonini, “ti sei accorto anche tu, che siamo tutti più soli? Tutti col numero dieci sulla schiena, e poi sbagliamo i rigori”. In questo mondo di eroi, nessuno vuole essere Dovbyk, eppure la sua volontà, nonostante “gli inutili scemi per strada o su Facebook, che si credono geni, ma parlano a caso”, è sempre stata quella di non abbandonare la barca dopo una sola stagione, scegliendo di restare nella Capitale per mostrare a sé stesso e a tutti gli altri di essere un uomo e un giocatore di grande valore. L'augurio è che la prestazione contro il Verona sia il soffio che ravviva la fiamma, per far brillare, in giallorosso, il miglior Artem possibile.


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