Atalanta made in USA, una nuova era per la Dea?

La famiglia Percassi ha portato il club in Champions con programmazione e un progetto lungimirante. Adesso, con la nuova proprietà, potrebbe aprirsi un processo di globalizzazione del modello Atalanta.

Una nuova proprietà americana per il calcio italiano. Non c’erano state avvisaglie di questo genere e per questo la notizia ha suscitato un po’ di clamore. L’Atalanta passa per il 55% dalla famiglia Percassi a un gruppo di investitori americano guidati da Stephen Pagliuca, già comproprietario dei Boston Celtics della NBA.

La Dea, la holding che possiede la maggioranza del club (circa 86%), cederà al nuovo gruppo che prenderà possesso della maggioranza delle quote azionarie. L'Atalanta sarà il settimo club di Serie A ad avere azionisti statunitensi, insieme a Genoa, Milan, Fiorentina, Spezia, Roma e Venezia. Mentre altri due club hanno proprietari stranieri: l'Inter, controllata dalla cinese Suning Group, e il Bologna, dal canadese Joey Saputo.

Questa nuova era del club bergamasco, con l’arrivo di una nuova proprietà che sembra voglia continuare il cammino intrapreso dai Percassi investendo ancora nel club e nelle sue strutture, potrebbe rappresentare una svolta epocale portando l’Atalanta, il suo brand e il suo modello di business al di fuori dei confini nazionali, già raggiunti sul campo con i quarti di finale della Champions League 2020 raggiunti dalla squadra di Gasperini a coronamento di un viaggio intrapreso 10 anni fa e che puntava forte sui giovani.

Scommessa vinta guardando ai bilanci, gli ultimi quattro chiusi con un utile positivi in crescendo.

Se il 2019 è stato un boom per i numeri economici del club, come riportato da Calcio e Finanza, il bilancio chiuso dal club nerazzurro al 31 dicembre 2020 ha fatto registrare un nuovo record di ricavi con oltre 241 milioni di euro, in netta crescita rispetto ai 188 milioni del 2019. I ricavi sono stati spinti dalla partecipazione del club bergamasco alla UEFA Champions League, che ha portato a una crescita delle entrate dai diritti TV fino a 117 milioni di euro, contro i quasi 90 milioni di euro del 2019.

Ora come detto si lavorerà sull’internazionalizzazione del brand Atalanta e, se si riuscirà a dare continuità ad investimenti e programmazione esportando il tutto in altri mercati, non ci sarà da sorprendersi se il club bergamasco figurerà nei prossimi anni nella Top20 dell’edizione annuale della Deloitte Football Money League.

 

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