Il futuro della Sampdoria sui social, ne parliamo con Federico Berlingheri

Abbiamo intervistato in esclusiva il Capo Ufficio Stampa di U.C. Sampdoria per parlare del presente e del futuro della comunicazione del club.

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Negli ultimi anni abbiamo seguito con molta attenzione la Sampdoria soprattutto in fase di lancio delle campagne abbonamento.

La Sampdoria è un club che si è saputo distinguere per campagne sempre originali senza cadere nella trappola dell’incoerenza o del distacco da quelli che sono i valori dei propri tifosi, fortemente attaccati alla città senza dimenticare il forte respiro internazionale di stampo blucerchiato.

La Sampdoria infatti è uno di quei pochi club italiani presenti sulla piattaforma Dugout che fin dalle origini ospita realtà dal bacino di utenza internazionale e con una storia calcistica distinguibile (e vendibile) anche all’estero.

Superata la prima lunga fase di emergenza sanitaria, con la ripresa del campionato, abbiamo deciso di dedicare spazio per una chiacchierata proprio col club blucerchiato, per capire intenzioni future e farci offrire un resoconto dell’ultimo periodo.

Ciao Federico, tu fai parte di un club di cui spesso parliamo sul nostro magazine elogiando alcune attività di comunicazione, oltre ad essere tra le prime squadre italiane protagoniste da subito al nostro evento, parlo del Social Football Summit.

Anche per questo ti voglio chiedere, come fa un club con un team di sole 4 persone, come leggo sull’organigramma del vostro sito, a dedicare molte risorse nella produzione di campagne e contenuti per i canali digital e social?

«In realtà l'organigramma non mente: siamo proprio in 4 e in 4 ci dedichiamo a 360 gradi a ciò che riguarda ogni aspetto di comunicazione e ufficio stampa del club, dalla quotidianità digital alle campagne social, dalla gestione delle interviste e degli interventi mediatici dei tesserati al mondo eSports, passando per la più pratica gestione degli accrediti allo stadio.

L’affiatamento del gruppo, sta per concludersi la quinta stagione insieme, l'ormai consolidata organizzazione interna e un'equa divisione dei compiti ci favoriscono nella distribuzione del lavoro settimanale;

ma è soprattutto la passione, per ciò che facciamo, per il calcio e per la Sampdoria in particolare, che ci porta a dare quel qualcosa in più e a sopperire alle mancanze numeriche in organico, mancanze definibili tali se ovviamente rapportate alle ricche aree comunicazione di altri club.

Se riusciamo nel nostro intento non va inoltre dimenticato il supporto in tema di produzione di contenuti dei nostri più stretti collaboratori: operatori, montatori e grafici dell'agenzia Siks e i fotografi di Pegaso Newsport, da anni al nostro fianco e in perfetta sintonia con la nostra squadra».

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Siamo molto convinti del fatto che i social possano aumentare il valore di alcuni asset del club, non ultimi i calciatori e il loro valore di mercato. C’è una connessione tra questo approccio e lo spazio che dedicate all’Academy, sui vostri canali di comunicazione?

«È assolutamente così. La società ha investito molto nelle strutture e nella valorizzazione dell'Academy, costruendo da zero una residenza per i ragazzi che arrivano da fuori e ristrutturando i campi già esistenti nel complesso del “Mugnaini”. Noi, di pari passo, abbiamo concesso ai nostri giovani uno spazio importante all'interno del nostro palinsesto digitale: highlights, interviste e approfondimenti sul Settore Giovanile costituiscono una buona parte di ciò che pubblichiamo sui nostri canali e i numeri dicono che l'interesse non manca, anzi, è sempre in crescita».

Invece, per fare un salto indietro di qualche settimana, ci racconti come è stato riorganizzarsi a livello editoriale durante il lockdown? Quali sono le attività che vi siete dovuti inventare e che solitamente sono esterne alle vostre linee guida editoriali?

«Non è stato semplice per nessuno e non lo è stato nemmeno per noi. Il calcio è mancato a tutti e soprattutto a noi che, a livello editoriale e non solo, di calcio viviamo. Senza il contatto fisico con i nostri interlocutori, siano essi i tifosi e i calciatori, abbiamo provato a lavorare con la fantasia, stimolando i disegni dei più piccoli (poi pubblicati tutti sulla pagina Facebook, ndr), favorendo il dialogo e l'interazione con videochat, con Ekdal, Tonelli e Ramirez, o live Instagram, con un campione assoluto come Veron, oppure insegnando il genovese al nostro giapponese Yoshida.

E poi abbiamo puntato sull'archivio, sulle ricorrenze e queste, per fortuna, ci sono venute in soccorso: il 9 maggio, ad esempio, abbiamo celebrato i 30 anni del trionfo in Coppa delle Coppe, un evento social chiamato #GOT3B0RG che ha catalizzato l'attenzione dei nostri fan e lo ha fatto in maniera assolutamente favorevole. Un dato su tutti: in pieno lockdown, tra il 12 marzo e il 30 aprile, abbiamo totalizzato sulle nostre piattaforme quasi 5 milioni di visualizzazioni, segno che, in qualche modo, siamo riusciti ad attenuare l'astinenza da calcio».

Spostando la discussione sul mondo degli eSports, Sampdoria è stata uno dei primi club di A a tesserare un progamer. Quanto è stato importante e che tipo di risalto avete dato, alla vostra compagine eSports impegnata nei tornei di categoria in questo periodo?

«Sì, è vero, siamo stati i primi a tesserare un gamer. Quando presentammo il progetto anche a noi sembrava qualcosa al di fuori dagli schemi, di distante dal nostro mondo. Oggi invece ogni club professionistico ha un team eSports.

Durante il lockdown il videogioco competitivo ha fatto un po' da sostituto dello sport tradizionale e ha acquisito spazio e considerazione tali che risulta difficile definire queste attività soltanto come un gioco. L'impegno eSports in questi mesi è stato particolarmente intenso: abbiamo ampliato il team, partecipato a più di 10 tra tornei nazionali e internazionali, organizzato un intero weekend di show match di FIFA e PES per il lancio del nostro canale Twitch.

Diciamo che non ci siamo tirati indietro, anzi: adesso andiamo verso la conclusione della stagione competitiva e il ritorno prepotente del calcio si prenderà ovviamente la scena, ma il nostro percorso è tutt'altro che finito».

I calciatori oggi rappresentano dei veri e propri media grazie alla numerosità dei fan presenti nei loro canali social personali, che in molti casi possono raggiungere più persone rispetto ai club di appartenenza.

In Sampdoria, avete un regolamento interno per consentire l’uso dei social da parte dei tesserati, e in che occasioni sono stati coinvolti i giocatori per lanciare messaggi unificati a nome del club per veicolare i valori del club, come potrebbe essere un messaggio contro il razzismo, tema tristemente attuale in questi giorni?

«I nostri tesserati sono piuttosto liberi nell'utilizzo dei propri social. Ci sono alcune semplici regole da seguire, più che altro in fatto di educazione e buonsenso, principi sui quali si fonda anche il lavoro di prevenzione e crescita umana che promuoviamo a livello aziendale tra i calciatori della prima squadra ma soprattutto tra i giovani dell'Academy.

I nostri tesserati vengono coinvolti molto spesso sui temi sociali e, in sintonia con la nostra Area Marketing, in vere proprie azioni concrete. Il nostro cartello di responsabilità sociale si chiama “Samp for People” e proprio per le persone, per i tifosi blucerchiati, i calciatori diventano da due stagioni pizzaioli e camerieri per una sera. Questi eventi benefici, in collaborazione con Eataly, ci hanno permesso di raccogliere fondi per le famiglie sfollate dopo il crollo del ponte Morandi e per i bambini dell'Istituto Gaslini.

L'internazionalità, l'accoglienza e l'antirazzismo rappresentano inoltre valori portanti della storia della Sampdoria. Nelle scorse settimane ci siamo esposti in chiave-digital al fianco del movimento Black Lives Matter e lo spogliatoio ha apprezzato e condiviso il nostro logo in nero, svuotato dei nostri colori, il nostro segno distintivo, la nostra identità. Passando ai singoli Ekdal nei mesi scorsi si è esposto apertamente contro l'omofobia, un messaggio forte e condiviso arrivato al Parlamento Europeo e che abbiamo amplificato attraverso i nostri canali; Audero ha invece ricordato il Giorno della Memoria recitando un discorso dello scrittore ebreo Elie Wiesel. Questi sono soltanto gli ultimi esempi di un percorso di sensibilità sociale ben radicato in Sampdoria». 

A parte i canali social ormai “tradizionali”, state pensando di esplorare nuove piattaforme di uso meno comune per alcuni club italiani? Ad esempio, Weibo, per il mercato cinese.

«Il mercato cinese non è una novità per noi. Sbarcammo su Tencent nell'aprile 2013 e su Sina tre mesi più tardi e questa avventura, tanto impegnativa quanto soddisfacente, durò poco più di un anno. Il cambio societario e di strategie commerciali ci ha poi portato, dal 2014 in avanti, a concentrare le nostre attenzioni principalmente alle piattaforme tradizionali ma non abbiamo mai smesso di guardarci attorno e di confrontarci con nuove sfide.

Come detto, abbiamo appena aperto un canale Twitch, siamo attivi su Telegram e prendiamo boccate d'ossigeno internazionale grazie alla partnership con Dugout. Ovviamente non ci precludiamo nulla ma esploriamo sempre i nuovi mondi con cautela e cognizione di causa: ciò che è marchiato Sampdoria non deve costituire una semplice bandierina: se apriamo un canale è per gestirlo e seguirlo al meglio».

Vediamo dal vostro account Twitter ufficiale che avete creato anche un canale per la lingua inglese. State pensando di ampliare la vostra presenza Twitter anche ad altri paesi nel prossimo futuro?

«È una possibilità. La lingua inglese ci permette di arrivare in tutto il mondo, abbiamo un buon seguito e siamo soddisfatti del livello di interazione di @sampdoria_en, un profilo con una linea ben definita - più “friendly”, scanzonata, e meno esasperata - e perfettamente riconoscibile nel panorama europeo dei “secondi” account.

Al tempo stesso siamo consapevoli del fatto che dedicare un profilo ad un'altra lingua specifica possa creare fanbase più solide, intensificando engagement e relazioni, e nuove opportunità, perché no anche commerciali. Per questo stiamo valutando di ampliare il ventaglio delle lingue non solo su Twitter ma anche sul sito ufficiale, sarebbe un altro bel passo avanti».