Il presidente del St. Pauli, Oke Göttlich, scuote il calcio mondiale: "Discutiamo il boicottaggio di USA 2026". Diritti civili e politica infiammano il torneo
Il trofeo FIFA (Foto Creative Commons)
Il confine tra calcio e politica si fa sempre più sottile e, a pochi mesi dal calcio d’inizio della Coppa del Mondo 2026, il dibattito si infiamma partendo dalla Germania. Come riportato da The Athletic, il presidente del St. Pauli, Oke Göttlich, ha sollevato una questione destinata a far discutere l’intera comunità calcistica internazionale: l’opportunità di un boicottaggio del torneo da parte delle nazionali qualificate.
Il St. Pauli, club da sempre in prima linea per l’impegno civile e sociale, ha espresso profonda preoccupazione per il clima politico negli Stati Uniti. Göttlich ha citato i recenti e tragici fatti di cronaca avvenuti a Minneapolis, dove le operazioni delle agenzie di immigrazione (ICE) hanno portato alla morte di due manifestanti, Alex Pretti e Renee Nicole Good.
"È giunto il momento di discutere apertamente di un boicottaggio", ha dichiarato Göttlich a The Athletic. "Vediamo persone morire per strada a causa delle politiche migratorie e incertezze geopolitiche globali. È doveroso chiederci quali scenari siano sul tavolo".
L'articolo di The Athletic sottolinea inoltre lo stretto legame tra il Presidente della FIFA, Gianni Infantino, e il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Una vicinanza che, unita alle tensioni internazionali, sta spingendo molti osservatori a chiedersi se il calcio possa davvero professarsi "apolitico" in un contesto simile.
Un boicottaggio della Coppa del Mondo sarebbe un evento quasi senza precedenti nell'era moderna del calcio. Gli unici riferimenti storici di tale portata risalgono alle Olimpiadi: Mosca 1980 (boicottate dagli USA) e Los Angeles 1984 (boicottate dall'Unione Sovietica). Tuttavia, l’appello di Göttlich segna un punto di rottura: mai prima d'ora un alto dirigente di un club di un top campionato europeo si era spinto a tanto.
Per una testata come Social Media Soccer, è fondamentale monitorare come questa notizia impatterà sulla "brand reputation" del Mondiale e della FIFA. Se l'appello del St. Pauli dovesse trovare sponda in altre federazioni o tra i calciatori più influenti (spesso molto attivi sui temi dei diritti civili), la pressione sugli sponsor e sugli organizzatori potrebbe diventare insostenibile.
Al momento, un boicottaggio resta un'ipotesi remota, ma il sasso è stato lanciato nello stagno. La domanda che ora rimbalza sui social è chiara: il calcio può davvero ignorare ciò che accade fuori dal rettangolo verde?