Mondiale, l'hydration break serve davvero? Van Dijk si schiera contro la FIFA

La pausa forzata introdotta dalla FIFA fa discutere: per i vertici è una svolta miliardaria, ma per calciatori e allenatori spezza il ritmo di gioco. Le parole del capitano olandese e di Deschamps

L'hydration break serve davvero? La novità introdotta dalla FIFA non sembra piacere a calciatori e addetti ai lavori, anche se per la federazione internazionale rappresenta un'innovazione che vale miliardi. La regola prevede tre minuti di pausa a metà di ciascun tempo (intorno al 22') per permettere ai calciatori di dissetarsi. Una sorta di cooling break, già visto in Serie A, con due differenze fondamentali: in questo Mondiale è stato reso obbligatorio – mentre in Italia è a discrezione arbitrale – e ha una durata fissa di tre minuti, contro la flessibilità (da 1 a 3 minuti) del campionato italiano.

Il motivo dell'introduzione: salute o business?

Ufficialmente, la FIFA ha adottato la misura per salvaguardare la salute degli atleti, costretti a giocare in location con condizioni ambientali estreme, caratterizzate da caldo torrido o tassi di umidità elevati. Nei fatti, però, tra impianti di nuova generazione climatizzati e temperature reali che spesso oscillano sui 23-24 gradi, la situazione in campo è oggettivamente molto più accettabile del previsto.

Dietro la scelta della federazione si nasconde, in realtà, una motivazione puramente economica: gli introiti pubblicitari. Come riportato da analisi ufficiali pubblicate dalla Gazzetta dello Sport, questi tre minuti di stop garantiscono spazi pubblicitari televisivi dal valore stimato tra i 7 e i 9 milioni di dollari a partita. Moltiplicato per i 104 incontri totali del Mondiale, il giro d'affari complessivo oscilla tra l'1,4 e l'1,8 miliardi di dollari di ricavi aggiuntivi.
 

Lo strappo con i protagonisti e il danno all'intrattenimento

A essere contrario alla riforma è gran parte del mondo del calcio giocato. L'ultima voce di dissenso in ordine di tempo è quella del capitano dell'Olanda, Virgil Van Dijk, che dopo il pareggio contro il Giappone ha dichiarato pubblicamente: “Ho guardato quasi tutte le partite del Mondiale e l’hydration break non mi piace. Ci sono le pubblicità e non credo sia piacevole per chi guarda la TV. Se fa davvero caldo queste pause sono utili, ma bisognerebbe decidere in base alla situazione reale sul campo. Credo di aver detto abbastanza…”. Sulla stessa lunghezza d'onda si è espresso anche il C.T. della Francia, Didier Deschamps: “L’hydration break cambia completamente lo sport: magari una squadra sta dominando e tre minuti di stop fanno perdere completamente il ritmo”.

La frattura tra istituzioni e campo rischia però di allargarsi, dato che diversi media internazionali riportano la volontà della FIFA di estendere la misura anche ad altre competizioni globali. Da un lato c'è la tutela dello spettacolo e del ritmo di gioco per come lo conosciamo; dall'altro, una torta economica troppo grande per essere ignorata. Resta da capire se, alla fine, a prevalere sarà la logica dello sport o quella del fatturato.

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