Il calcio non ha bisogno dei like di Instagram

Nel mondo dei social la cronaca diventa dibattito pubblico in poche ore. Da qualche giorno Instagram ha avviato, anche in Italia, la sperimentazione che prevede di oscurare il numero dei like per i contenuti degli utenti. Ironia, sarcasmo, editoriali hanno raccontato da ogni punto di vista questa piccola rivoluzione. La grande copertura mediatica racconta già qualcosa: una notizia (quasi) da addetti ai lavori è diventata pop. Dunque, anche i cambiamenti che subiscono i social, soprattutto quelli rivoluzionari, diventano parte della discussione sui social stessi, oltre che parte integrante della nostra vita. 

Nelle intenzioni del management di Instagram ci sono due motivazioni alla base di tale decisione: fare in modo di concentrare l’attenzione degli utenti sulla produzione di contenuti di qualità (senza rincorrere like facili) e limitare l’effetto “bandwagon”, i fenomeno vicino alla riprova sociale (se un contenuto piace a tante persone è probabile che debba piacere anche a me).

L’obiettivo finale è capire come cambia l’interazione sui social al venire meno di uno dei suoi elementi distintivi: l’amato e odiato like.

E perché no, un obbiettivo più operativo: disinnescare l’efficacia di bot, quei software progettati per stimolare e aumentare le interazioni e le reazioni rispetto ad un contenuto.

Non visualizzare i like di un contenuto è come eliminare le risate registrate dopo le battute nelle sitcom, forse è tutto più noioso ma magari gli autori dovranno pensare a gag migliori.

Sembra una piccola novità ma rivela molto di più e fa emergere con forza (anche verso un pubblico meno addentro a queste tematiche) un grande ragionamento: come misuro il successo della mia attività social? Quanto sono trasparenti e coerenti i dati che ci scambiamo nei report delle attività di social media marketing?

I like, come tutte le cosiddette “vanity metrics” (numero di like, o numero di followers) non sono il parametro più interessante o più importante per valutare l’efficacia di una campagna.

Sono però, una sorta di parametro di controllo. Chi di mestiere valuta l’impatto di una campagna social deve basarsi su dati il più possibile oggettivi e il numero di like, se adeguatamente ragionato e convertito in altri indici, può aiutare in una fase preliminare a capire e stimare il bacino di persone raggiunte da un dato contenuto. A tali stime si sommano i report che si concordano in fase di definizione dei risultati. Qui la discussione diventa più interessante.

Chi certifica questi numeri? Quanto sono reali?

I cosiddetti influencers producono un report che indica quante persone hanno visto un contenuto, quante hanno cliccato su quel contenuto, quanto hanno seguito il link nello swipe up delle stories. In alcuni casi tali numeri sono verificabili, in altri meno. Lo avrà capito anche chi guida la continua evoluzione dei social e quindi si pensa a nuovi sistemi di monitoraggio e analisi? Lo speriamo!

Questa novità impatta nelle specificità del calcio? Non credo. I contenuti di squadre di calcio e calciatori tendono ad avere interazioni pressoché costanti e risentono per lo più dei risultati sportivi. Il calcio vive di aspirazioni e desideri: tanto più tali aspirazioni sono confermate e o disconfermate tanto più le interazioni sono più intense, nel bene e nel male.

Luca Pelini 

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