Mondiali 2026: pugno duro contro il razzismo. La FIFA lancia il piano "No Racism" per il torneo in USA, Messico e Canada. Basterà a cambiare il calcio?
Con l'avvicinarsi della Coppa del Mondo 2026, che si terrà tra Stati Uniti, Messico e Canada, la FIFA ha deciso di rimettere al centro della propria agenda un tema cruciale: il contrasto al razzismo e alle discriminazioni. Dopo alcune critiche per la ridotta visibilità delle campagne sociali durante gli scorsi Mondiali per Club, l’organizzazione guidata da Gianni Infantino sembra pronta a una vera e propria "controffensiva" etica.
Secondo quanto riportato inizialmente dal New York Times, la strategia della FIFA per il 2026 non si limiterà a semplici slogan, ma punterà su una presenza visiva massiccia negli stadi:
La necessità di un protocollo più rigido è diventata impellente dopo i recenti e spiacevoli episodi che hanno coinvolto la stella del Real Madrid, Vinícius Júnior. Le offese ricevute durante i match internazionali hanno acceso un riflettore globale sulla fragilità delle attuali misure sanzionatorie. Oltre alle dinamiche disciplinari, la FIFA sta valutando misure specifiche per monitorare i comportamenti in campo, inclusa la discussa pratica dei calciatori di coprirsi la bocca durante i dialoghi per evitare il labiale, tecnica che talvolta nasconde insulti discriminatori.
Non tutti, però, considerano sufficienti queste mosse. Organizzazioni come Human Rights Watch e la Sport and Rights Alliance premono affinché la FIFA passi “dalle parole ai fatti”. Le richieste principali riguardano:
Il Mondiale 2026 sarà il più grande di sempre, con 48 squadre e tre nazioni ospitanti. Proprio per questa sua scala senza precedenti, la FIFA vuole trasformare l'evento in una vetrina di inclusione. Sebbene i piani siano ancora in fase di definizione e soggetti a modifiche, il segnale è chiaro: il calcio non può più voltarsi dall'altra parte.