Conquistò due scudetti con i bianconeri e Vycpalek allenatore. Vestì anche le casacche di Atalanta, Lecco e Catanzaro. Fu direttore sportivo dei biancorossi alla corte del patron Garilli
Il calcio italiano piange Gianpietro Marchetti. L'ex calciatore di Juventus, Atalanta, Lecco e Catanzaro si è spento dopo una lunga e dura malattia a 78 anni. Nato a Chiari, non lontano da Brescia, ha scritto pagine importanti di storia anche nel ruolo di dirigente.
Da calciatore offre il meglio del suo repertorio negli anni settanta del secolo scorso, fungendo da interprete poliedrico sul rettangolo di gioco. Si muoveva infatti da difensore centrale e, all'occorrenza, pure da centrocampista in zona mediana. Alla corte della Juventus dell'Avvocato Agnelli, di Boniperti e soprattutto di mister Cestmir Vycpalek, si aggiudica ben due scudetti consecutivi. In bianconero complessivamente cinque annate molto intense con 166 gettoni e 7 gol. Da sottolineare anche qualche apparizione con la maglia della Nazionale azzurra.
Passa poi all'Atalanta, concretizzando un gradito ritorno dopo l'avventura nel settore giovanile bergamasco. Rilevante l'esperienza vissuta alle dipendenze del Lecco nella stagione 1968-1969. A fine carriera agonistica viaggia verso la Calabria dove approda al Catanzaro dei vari Palanca, Massimo Mauro e Claudio Ranieri, con Carlo Mazzone al timone della compagine giallorossa.
Appesi gli scarpini al chiodo opta per il cammino da direttore sportivo. Un discreto antipasto nella Triestina e poi il passaggio al Piacenza del Presidente Garilli. L'uomo mercato dei biancorossi pone in essere un'ampia opera di restyling della squadra affidando la guida tecnica a mister Cagni. Il Piacenza degli italiani diventa un team cult all'alba degli anni novanta. Arrivano promozioni storiche dalla Serie C alla B fino al grande salto in Serie A. Al Galleana furoreggiano Taibi, capitan Lucci, Corini, Piovani, Eusebio Di Francesco, Nicola Caccia e Pasquale Luiso. Salvezze brillanti, qualche retrocessione ripulita subito da immediate risalite nel gotha del pallone italiano. Da Cagni a Novellino in panchina il risultato cambiava di poco, perché quel Piacenza era un giocattolo praticamente perfetto nel nome del Made in Italy.