Business del calcio e sviluppo urbano: i dettagli del report tracciato con il Territorial Power Index

Il calcio italiano tra city branding e stadi obsoleti. Il report di Rome Business School svela il paradosso della Serie A e l'impatto economico del turismo sportivo

Photo by Alessandro Iacobelli/Social Media Soccer

Mentre il turismo sportivo globale corre verso gli 1,3 trilioni di dollari, gli stadi italiani restano fermi al passato. Il nuovo report della Rome Business School analizza il divario con l'estero attraverso il Territorial Power Index e traccia la via per la rigenerazione urbana.

Il calcio moderno non è più soltanto novanta minuti di gioco. È un acceleratore economico, uno strumento di geopolitica e una leva di trasformazione delle nostre città. Eppure, in Italia, questo motore gira a regime ridotto.

Mentre il turismo sportivo globale si avvicina a 1,3 trilioni di dollari entro il 2032 e i club della MLS (la lega statunitense) valgono in media tre volte di più rispetto a dieci anni fa, la Serie A si scontra con una dura realtà: oltre il 60% degli stadi italiani ha più di 40 anni e i ricavi da matchday (biglietteria e servizi dello stadio) si fermano ad appena il 10-12% del fatturato complessivo. Meno della metà rispetto ai giganti di Premier League e Bundesliga.

Questo paradosso sistemico è al centro del nuovo report della Rome Business School, intitolato "Il business del calcio: tra city branding e sviluppo urbano", a cura di Riccardo Nasuti (Senior Advisor con oltre 20 anni di esperienza nella Football Industry - Docente ed esperto di Sports Digital Media) e Valerio Mancini (Direttore del Centro di Ricerca Divulgativo di RBS).

Per analizzare scientificamente il rapporto tra squadre di calcio e città, il report introduce un indice proprietario innovativo: il Territorial Power Index (TPI). Questo strumento si basa su tre pilastri fondamentali: 

-Infrastructure Investment Ratio: misura la capacità del club di convertire le risorse economiche in asset territoriali permanenti (strutture, centri sportivi, aree urbane).

-Matchday Incidence: calcola il peso economico dello stadio sul fatturato totale del club.

-Stadium Density Ratio: mette in relazione il volume delle presenze allo stadio con la popolazione residente della città.

Applicato a dodici club italiani, il TPI dimostra una verità fondamentale: il potere territoriale non si costruisce vincendo sul campo, ma investendo sulle infrastrutture.

I tre modelli italiani: Fiorentina, Atalanta e Juventus

Il report evidenzia come i club stiano affrontando la sfida infrastrutturale con strategie radicalmente diverse, delineando tre modelli principali:

Il Modello "Città-Campus": Il Viola Park della Fiorentina

La Fiorentina rappresenta uno dei casi più virtuosi. Con un investimento di circa 110 milioni di euro, il Viola Park si configura come un campus integrato all'avanguardia che ospita prima squadra, giovanili e servizi per la comunità. Con un fatturato di circa 130 milioni, il club vanta un Infrastructure Investment Ratio tra i più alti d'Europa. La Fiorentina non è più un semplice "inquilino" dello stadio comunale, ma un nodo centrale dello sviluppo del territorio.

Il Modello "Performance-Led": L'Atalanta di Bergamo

Bergamo è una città di 120.000 abitanti, ma nella stagione 2023/24 il Gewiss Stadium ha registrato l'incredibile dato di 3,8 ingressi per ogni residente. È il rapporto più alto della Serie A. Il modello bergamasco dimostra che il successo sportivo può generare un enorme valore territoriale, a patto che venga consolidato da costanti investimenti strutturali nell'impianto di gioco.

Il Modello "Distretto Multifunzionale": La Juventus

La Juventus rimane il benchmark di riferimento in Italia. Il progetto della Continassa unisce l'Allianz Stadium, il centro di allenamento, gli headquarters e aree commerciali. L'Allianz Stadium genera 57 milioni di euro di ricavi da matchday (il 14,5% del fatturato, sopra la media nazionale). Inoltre, lo Juventus Museum è l'unico museo sportivo stabilmente nella Top 50 dei musei più visitati in Italia, dimostrando che lo stadio può e deve essere una destinazione attiva 365 giorni l'anno, proprio come avviene per il Barcellona o il Real Madrid.

Il caso Napoli: Capitale Simbolico vs Infrastrutture

Il Napoli rappresenta un laboratorio unico in Europa. La percezione internazionale di una città influenza tra il 23% e il 37% dei flussi turistici e degli investimenti esteri, e Napoli ne è la prova.

Lo Scudetto del 2023 ha generato un impatto economico di 320 milioni di euro per la città e 550 milioni per la regione Campania. Il murales di Maradona ai Quartieri Spagnoli attira circa 6 milioni di visitatori all'anno, facendo registrare un incremento del +144% nella ristorazione locale.

Eppure, l'SSC Napoli presenta un Infrastructure Investment Ratio di appena 0,15, tra i più bassi del campione.

"Napoli dimostra come il brand calcistico possa attivare valore territoriale in modo straordinariamente rapido", spiega Riccardo Nasuti. "La sfida, oggi, è trasformare questo immenso capitale simbolico in infrastrutture fisiche e modelli sostenibili nel tempo."

Burocrazia e capitali esteri: l'ostacolo italiano

Il calcio in Italia non è un semplice gioco: contribuisce al PIL nazionale per 11,3 miliardi di euro, sostiene 125.000 posti di lavoro e genera 12 miliardi di euro legati al turismo. Eppure, la Serie A incassa complessivamente 2,9 miliardi di euro contro i 6,5 miliardi della Premier League.

Il problema non è la mancanza di interesse da parte degli investitori: oltre il 60% dei club di Serie A è controllato da proprietà straniere (soprattutto USA). Il vero ostacolo è la burocrazia.

In Italia, per costruire un nuovo stadio, occorrono mediamente tra i 7 e i 10 anni, contro i 2-4 anni della media europea. Le lungaggini autorizzative scoraggiano i capitali esteri e frenano la rigenerazione urbana che l'ammodernamento degli impianti porterebbe con sé, come il potenziamento dei trasporti e la digitalizzazione dei quartieri.

Il Mondiale 2026: Una lezione che l'Italia osserva da fuori

Mentre l'Italia – per la terza volta consecutiva – guarderà la FIFA World Cup 2026 da spettatrice, i paesi ospitanti si preparano a un ritorno economico senza precedenti.

Il Mondiale 2026 genererà fino a 40,9 miliardi di dollari di PIL globale e oltre 11 miliardi di impatto economico diretto sulle sole città ospitanti negli Stati Uniti, Messico e Canada.

"Il Mondiale 2026 è un laboratorio globale di sviluppo urbano", conclude Valerio Mancini. "Lo sport è ormai uno strumento strategico di soft power geopolitico. Per l'Italia, osservare questo fenomeno da fuori deve essere uno stimolo a cambiare marcia, non una condanna."

Le 5 mosse per salvare il calcio italiano: la ricetta del report

Per colmare il divario con l'Europa, gli esperti della Rome Business School indicano cinque direttrici prioritarie su cui il sistema Paese deve muoversi immediatamente:

Modernizzazione degli impianti: convertire gli stadi in spazi multifunzionali aperti tutta la settimana.

Semplificazione normativa: creare procedure speciali, sportelli unici e conferenze dei servizi accelerate per le infrastrutture sportive.

Partenariati Pubblico-Privato (PPP): incentivare la collaborazione tra club e amministrazioni locali.

Integrazione Calcio-Turismo: strutturare il city branding attorno all'identità dei club per creare flussi turistici stabili.

Pianificazione strategica: collegare la costruzione di nuovi stadi ai piani di mobilità urbana sostenibile e rigenerazione dei quartieri.

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