Shad Khan: dal sogno americano alla Premier League

Un viaggio partito dal Pakistan fino alla conquista dei mercati negli Stati Uniti. Imprenditore dall'ego e dal cuore d'oro, oggi è il proprietario del club più antico di Londra: il Fulham Football Club.

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Il sogno americano è per definizione la speranza di partire da zero e realizzare la propria ambizione, dal nulla al successo. È un concetto, spesso più utopico che concreto, che, però, a volte prende forma. Gli “strumenti” sono la determinazione, la perseveranza, soprattutto, il coraggio di lanciarsi in un’avventura che all’inizio probabilmente sembra quasi un miraggio.

Shahid Rafiq Khan è il profilo ideale per dimostrare che, in alcuni casi, l’American Dream è possibile. Oggi è il co-proprietario dei Jacksonville Jaguars della National Football League, proprietario del Fulham FC insieme al figlio Tony e boss della All Elite Wrestling.

Un percorso partito dal Pakistan

Questo è il presente, ma il passato è stata una corsa ad ostacoli, tutti superati di slancio con capacità e, appunto, coraggio. Un percorso partito da lontano, a Lahore, in Pakistan esattamente il 18 Luglio del 1950, giorno della nascita di Khan. Cresce in una famiglia della classe media, padre avvocato e madre insegnante di matematica, protagonista nell’industria delle costruzioni pakistana. Finite le scuole Khan mostra subito un animo irrequieto, sente che la sua terra di origine gli sta già stretta, che la sua ambizione non corrisponde esattamente alle possibilità che un Paese come il Pakistan negli anni Sessanta può offrirgli. In più, la scintilla avviene quando gli passa fra le mani un libro la cui copertina raffigura Frank Lloyd Wright, architetto, urbanista e teorico dell’architettura americana, tra i più influenti del XX secolo e considerato uno dei maestri del Movimento Moderno. È amore a prima vista, si appassiona da subito all’architettura e decide di volare negli Stati Uniti, di tentar fortuna anche se poi la vita e gli studi saranno ben diversi.

Shad approda all’università dell’Illinois, esattamente a Urbana-Champaign, iscrivendovi alla facoltà di Ingegneria Industriale, cambiando quindi la sua visione, probabilmente influenzato dall’imprinting familiare. È il 1967 e per mantenersi agli studi inizia a lavorare: prima lavapiatti, poi corriere e fattorino. Ogni lavoro è utile per vivere negli Stati Uniti d’America, ogni dollaro in tasca è fondamentale per alimentare il suo sogno e creare le basi solide sulle quali poggiare le ambizioni che iniziano ad esser un po’ più vicine.  

Terminati gli studi accademici si butta subito nel mondo del lavoro. Il verbo “buttarsi” non è casuale, è proprio così. Khan ha fame di iniziare, ad entrare nel mondo reale, di formarsi e crescere. Trova impiego presso la Flex-N-Gate, un’azienda di forniture per l’industria automobilistica. È un settore che gli piace. È portato, ha manualità, è professionale e puntuale. È un ragazzo sveglio, lavora e cerca di apprendere il mestiere, i segreti e le caratteristiche dei prodotti finali. Negli anni mette da parte 16.000 dollari, chiede un prestito di 50.000 e apre la sua Società: la Bumper Works, stesso settore. In particolare, sviluppa un nuovo tipo di paraurti che conquista il mercato tanto che la Toyota prima, incarica la Bumper Works come fornitore unico per i propri pick-up e poco dopo, in esclusiva, tutti i paraurti delle macchine per gli USA. Il risultato? Khan acquisisce l’azienda dove aveva iniziato a lavorare come apprendista. Creerà una multinazionale con 64 impianti in tutto il globo, 64.000 dipendenti e un fatturato di 7,5 miliardi di dollari (dati del 2017 ndr).

Dal Pakistan al Sogno Americano il viaggio è lungo, ma Khan alla fine ha conquistato il successo.

Credit:Shanalitv.com

Da businessman a sport businessman

Il legame con lo sport è naturale, da sempre, sin da piccolino gioca e si appassiona, non solo al cricket come migliaia di altri bambini pakistani. È attratto dalle luci della ribalta, dalla visibilità, vuole farsi conoscere ed apprezzare. Per fare questo, c’è qualcosa di meglio dello sport? Il suo “esordio” avviene nel Novembre 2011 quando acquista i Jacksonville Jaguars per una cifra intorno ai 760 milioni di dollari. È un grande traguardo per lui, uno storico punto di svolta per tutta la NFL – National Football League: Shahid Khan infatti sarà il primo proprietario di una franchigia a stelle e strisce appartenente ad una minoranza etnica. In patria ormai è un personaggio noto da anni, negli Stati Uniti il suo nome inizia a girare e non poco. La sua faccia apparirà su testate come USA Today, Chicago Tribune, Wall Street Journal, Forbes e Bloomberg BusinessWeek. Proprio la rivista Forbes lo ha collocato al 224° posto della classifica degli uomini più ricchi al mondo con un patrimonio di 6,6 miliardi di dollari.

Sarà il primo a portare allo Stadio di Wembley una squadra di football americano facendo giocare lì le partite dei suoi Jaguars per la NFL International Series. Qui scatta una vera follia. Khan è lo stesso uomo che nel 2018 fa un’offerta alla Football Association per acquistare il tempio del calcio inglese mettendo sul piatto tra i 700 e gli 800 milioni (la cifra esatta non è mai stata confermata). Dopo vari tentennamenti, la Federazione inglese rifiuta e va avanti e Khan va incontro ad una delle poche delusioni da businessman: il luogo sacro del calcio resiste alle tentazioni, questa è la lezione.  

Khan però era già entrato nel mondo del calcio dalla porta principale acquistando, nel 2013, appena due anni dopo l’acquisto dei Jaguars, il club più antico di Londra, il Fulham Football Club, per 200 milioni di sterline da Mohamed Al-Fayed. Anche lui è stato rapito dal clima calcistico inglese, dall’atmosfera che si respira negli stadi britannici. Ovviamente oltre la passione, ne ha valutato vantaggi e rischi, ha analizzato il mercato, verificato con il suo entourage la fattibilità di affari, ritorni e potenziali sviluppi. Quello che è oggi il Fulham FC lo abbiamo in parte raccontato in un’intervista dello scorso Febbraio sul tema comunicazione, marketing e sviluppo internazionale del club. La visione commerciale del gruppo Khan sports Entertainment risiede tutta nel progetto Fulham Pier che comprenderà una Food Court, Ristoranti, club per i soci, sale eventi, negozi ed un hotel con spa: da “semplice” sport ad intrattenimento. Khan sta trasformando il Fulham in un brand globale, passo dopo passo, investimento dopo investimento.

Credit:Standard.co.uk

È un visionario ma con alcuni paradossi evidenti. Se da una parte viene spesso criticato per l’ostentazione del lusso come il suo superattico a Chicago da 8 milioni di dollari con bagno completamente in oro ed ispirato a Pompei, dall’altra è conosciuto per il suo impegno umanitario tanto in Pakistan quanto negli Stati Uniti. Ogni anno sostiene con 25 milioni di dollari la sua ex università che gli ha dato l’opportunità di divenire quello che è oggi. Tra l’altro è uno dei proprietari di una squadra NFL che contribuisce maggiormente alle attività della Fondazione della Lega di football americano impegnata in progetti formativi, educativi e sociali. Un uomo, un imprenditore dall’ego e dal cuore d’oro.  

La leggenda narra che già all’età di 10 anni riparava le radio rivendendole ad amici e parenti, iniziando a mettere da parte delle piccole somme. Davanti agli studenti dell’università dell’Illinois nel discorso inaugurale del 2013 disse: “La mia esperienza mi dice che la strada difficile è quasi sempre la strada giusta.”

Probabilmente il suo destino era segnato sin dai primi passi, segnato ma non delineato. Khan ha conquistato prima la NFL poi la Premier League, ha superato diffidenze e stereotipi. Ha studiato, lavorato e sudato, oggi è a capo di un impero che sta continuando a costruire ed espandere. Questa è la storia di Shad, questa è una delle storie che fanno parte del libro intitolato American Dream.