Rudy Bandiera: "Tre parametri per definire un influencer"

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Rudy Bandiera

Digital Coach, #TEDx speaker, founder con “Skande” Scandellari di NetPropaganda.

Direi che può bastare per introdurre uno dei più importanti esperti di digital in Italia. Dall’incontro allo Sport Digital Marketing Festival di Riccione a giugno scorso è nata questa intervista!

Noi ci occupiamo di social e calcio. Alcuni tra i post di facebook che hanno avuto più like nella storia finora sono di calciatori (Cristiano Ronaldo e Messi). Che tipo di rapporto hanno calcio e social secondo il Suo punto di vista in questo momento?
Vedo una netta divisione tra chi continua a pensare che il calcio sia solo l’attività di campo, allenamento e partite e chi, come me, ritiene assolutamente integrata anche la comunicazione. I post di Cristiano Ronaldo ma anche di altri, dimostrano quanto è forte l’interesse dei fan non solo alle notizie di puro calcio ma anche al dietro le quinte ed agli aspetti più personali e quotidiani. In questo senso c’è spazio per un tipo di comunicazione “spettacolare”.

La velocità di diffusione dei contenuti attraverso i social ha moltiplicato i contenuti stessi. Che giudizio dà all’esposizione mediatica derivante dalla presenza sui social?
La proliferazione dei contenuti è sotto gli occhi di tutti e siamo tutti esposti a quello che viene definito un sovraccarico cognitivo.
Mi viene da citare un libro che ho appena letto: "se una volta il potere era nelle mani di chi aveva accesso alle notizie, oggi è nelle mani di chi è in grado di distinguerle, sceglierle e filtrarle”. 
Quasi sempre questa scelta e selezione viene fatta seguendo degli individui che per un determinato settore sono dei punti di riferimento.
La comunicazione digital in questo senso si polarizza verso pochi che attraggono l’attenzione di tutti.   

Come devono affrontare a Suo avviso club e calciatori questo ingresso “a gamba tesa” dei social anche nel mondo del calcio, sia dal punto di vista della comunicazione che da quello business?
Difficile intanto non interessarsi o rifiutare l’avvento del digital come ancora molti fanno in un contesto in cui la comunicazione è una parte imprescindibile di qualsiasi attività. Mi piace dire che non puoi fermare il mare con le mani! 
Va individuata una propria “affinità”. Una squadra, un calciatore o un allenatore devono trovare a mio avviso un proprio “scopo comunicativo”, definire quello che vogliono rappresentare per qualcun altro, e perseguirlo anche attraverso i social. 

Secondo Lei, club e calciatori hanno tutti pienamente compreso le potenzialità del digital e dei social? 
Senza dubbio no. E probabilmente nemmeno altri settori lo hanno ancora compreso.

Quali sono a Suo avviso nel calcio delle case history importanti per comprendere tali potenzialità?
Proprio di recente, allo Sport Digital Marketing Festival di Riccione ho ascoltato l’esperienza dell'Fc Twente, il club olandese che nonostante i risultati negativi della squadra e una crisi anche economico finanziaria della società è riuscito a aumentare la vendita dei biglietti e degli abbonamenti, a portare più gente allo stadio.
Il pubblico non si appassiona alla classifica ma alla squadra. Mi pare un caso davvero da portare come esempio.

L’analisi dei dati, dal Suo punto di vista quali plus può dare ad una strategia di digital marketing? e quali secondo Lei sono i dati più rilevanti da analizzare?
Non è possibile fare un’attività di digital marketing senza misurare i dati ed il bello del digital è che puoi misurare qualunque cosa! 
Ogni tipo di attività ha i suoi obiettivi e le sue KPI. 
Vanno definiti degli obiettivi sensati (non certo solamente quello di aumentare i follower e/o i like) ed in base ad essi possono essere più rilevanti alcuni dati rispetto ad altri.

Chi è esattamente un influencer?
Ahahaha. Su questo potremmo parlare ore ed ore.
Il mio socio @skande dice sempre: “ogni cosa che mia moglie mi dice di fare io lo faccio. Allora lei è un’influencer?”
A parte gli scherzi. A mio avviso ci sono 3 parametri molto semplici e misurabili:
- il numero di follower, che è un valore seppure non assoluto: se hai pochissimi follower non puoi essere definito un influencer. Ma nemmeno se hai milioni di follower che però hanno un pensiero negativo di te!
- il canale di produzione dei contenuti: dove vengono diffusi i contenuti? su canali autorevoli? insomma, il contenitore è parte del contenuto
- l’engagement: quanto sono realmente attivi i tuoi follower rispetto ai tuoi contenuti

Quali sono i vantaggi per un brand di fare influencer marketing attraverso i calciatori e quali sono 3 regole per quest’ultimi per “monetizzare" i propri fan?
È evidente che i calciatori sono un veicolo potentissimo per determinate categorie merceologiche in linea con la loro attività. 
Viceversa sono dei testimonial, che è chiaramente un’altra cosa. 
In quest’ultimo caso si utilizza solo la loro popolarità ma non passa alcun messaggio.
A mio avviso nell’ambito della monetizzazione i calciatori devono rimanere verticali sulla loro attività. 

Cosa succederà nel mondo digital nei prossimi 20 anni?
E chi lo sa!!! :)
Quello che posso dire è che vedo una direzione, che è quella dell’esperienza. 
Anche andare allo stadio è molto di più di una partita di calcio: è un’esperienza che comprende si la partita, ma anche la birra pre o post, il portare la famiglia o i figli, vedere gli amici.
Anche la comunicazione digital credo sarà sempre più “esperenziale” e racconterà sempre più l’esigenza di ciascuno di integrare la propria esperienza con quella degli altri.
Come? Questo lo scoprirete nel libro che sto scrivendo!!

 

Massimo Tucci