I gialloneri tedeschi da sempre operano nel nome di una football industry responsabile. Niente follie, anzi programmazione seria e a medio-lungo raggio
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Il Borussia Dortmund, sottolinea nel numero odierno la Gazzetta dello Sport nel servizio a cura di Ramazzotti, è un brillante esempio a livello internazionale di gestione intelligente di una società calcistica. Si parte sempre dai numeri e dai dati dei bilanci, da ciò ormai non si può prescindere. Da questo punto di vista i tedeschi hanno costantemente mantenuto la bilancia tra entrate e uscite in positivo, o al massimo in parità. Solo in alcune sporadiche circostanze si è manifestato un segno negativo.
Il quotidiano rosa mette in evidenza che ben 7 dei recenti 10 bilanci stilati dal Borussia sono stati archiviati con un “+” incoraggiante. Gli altri tre esercizi chiusi invece in rosso sono collegati però al periodo alquanto complesso relativo al Covid-19 (quindi dal 2019 fino al 2022). Standing ovation.
D'altro canto c'è il tema della ricerca sagace dei giovani talenti in erba. Lo staff scouting del Dortmund è un team pianificato al millimetro con responsabilità e riferimenti presenti su ogni dettaglio. I talent scout gialloneri visitano anche i luoghi più remoti del globo per osservare e reperire informazioni su potenziali campioni da tesserare. L'abitudine del Borussia è quella di incamerare le promesse che rientrano nell'asse anagrafico tra i 15 e i 20 anni investendo qualche milione per portarli in casa e poi coltivarli con cura fino alla successiva rivendita a peso d'oro.
I casi di Haaland e Jude Bellingham sono lapalissiani in tal senso. Insomma, il Borussia Dortmund viene considerata da diversi giovani futuri fuoriclasse una tappa intermedia di fondamentale importanza nel loro percorso di crescita e piena maturazione. Tra l'altro nella rosa giallonera sono presenti tre interessanti pedine italiane: Samuele Inacio, Luca Reggiani, Filippo Mane.