La missione del Darwin FC contro il razzismo

Il palcoscenico dove si esibisce il Darwin FC è più ampio di un terreno di gioco, il messaggio molto più nobile di una vittoria sportiva, la partita da giocare decisamente più complessa rispetto ad una finale di Champions League.

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Un club può vincere senza giocare?

Può sconfiggere un avversario senza scendere mai fisicamente in campo?

Darwin Football Club è una iniziativa che fa leva sul calcio come mezzo e fine, accogliendo nel progetto persone di ogni colore, genere ed origine.

Il calcio è sempre stata una delle mie più grandi passioni. Uno degli aspetti che da sempre mi infastidisce è la poca tolleranza che c’è verso atleti di altre etnie, che sfocia spesso in episodi di razzismo molto gravi che si verificano durante le partite. Nello specifico, l’usanza di paragonare giocatori di colore a scimmie, imitandone il verso o, peggio ancora, lanciandovi contro bucce di banane. Oltre ad essere un’idea ignorante e retrograda è, a mio avviso, un pessimo insegnamento per tutti i giovani tifosi che sono appassionati come me a questo sport” ci ha spiegato Giacomo Donati, Creative Director e Fondatore del Darwin FC.

Il nome, ovviamente, fa riferimento a Charles Darwin e alla legge evolutiva che afferma che ogni creatura è frutto di un’evoluzione da un antenato in comune. Le differenze non contano, il fondamento della vita sì ed è ciò che ci lega.

Ma come nasce questo progetto? La domanda è lecita e la risposta di Giacomo non si fa attendere: “Durante una giornata lavorativa, il mio capo dipartimento ci diete l’opportunità di presentare un’idea per un progetto personale che, nel caso fosse risultato interessante, sarebbe stato finanziato con soldi e ore lavoro gratuitamente dalla compagnia. Così ho chiesto a due miei colleghi se fossero interessati alla mia idea: creare una campagna pubblicitaria con lo scopo di sensibilizzare i tifosi sul problema grave del razzismo nel mondo del calcio.

Da quel giorno iniziammo a lavorarci e presentammo l’idea di una sciarpa con la scritta I’m a monkey, just like you, una frase audace che ci ricorda quanto scientificamente tutte le persone di ogni colore siano provenienti dallo stesso antenato, la scimmia - e che quindi proverebbe la stupidità di associare persone di colore al primate. L’idea riscosse successo, ricevemmo un finanziamento di 800 euro per la produzione di alcune sciarpe e da lì l’idea nata per una campagna diventò un vero e proprio progetto continuativo”.

Dietro a Darwin FC c’è un lavoro di squadra: Giacomo Donati (Creative Director e Founder), Anne Strandt (Creative Writer), Kilian Depuhl (People Connector) e Philippe Gnant (Video Producer).

L’obiettivo è creare una comunità offline ed online, fisica e digitale per sconfiggere il razzismo nel mondo del calcio ma non solo, attraverso campagne di sensibilizzazione, la realizzazione di prodotti, iniziative, eventi per raccolte fondi da destinare a questa importante battaglia. Oggi il mondo digital del Darwin FC si esprime attraverso il profilo ufficiale Instagram ed il sito ufficiale. Proprio grazie ai social, il gruppo sta lavorando per coinvolgere artisti e creativi, un network utile per promuovere in maniera non convenzionale il messaggio che il club vuole inviare.

Parliamo, quindi, anche di artisti perché il legame con il mondo dell’arte, in ogni sua forma, è insito dell’iniziativa dal primo giorno. Comunicare in maniera alternativa, creare un club che non gioca ma lotta, il tutto in una delle città più alternative del mondo, ovvero Berlino: “Berlino ha influito molto nel progetto. La sua multiculturalità, l’apertura mentale e la disponibilità da parte di tutti sono state e sono tuttora uno dei motori pulsanti del progetto. La città è ricca di associazioni che accolgono migranti e organizzano attività nei quartieri più difficili ma non solo: anche grandi multinazionali come Nike e Adidas hanno le loro basi operative in vari quartieri e stanziano fondi per aiutare i ragazzi ad integrarsi attraverso lo sport”.

Prima del lockdown il Darwin FC è riuscito ad organizzare proprio nella capitale tedesca una mostra fotografica con scatti realizzati in Germania ed Italia, dando la possibilità ai visitatori di acquistare una sciarpa o la maglia, devolvendo l’intero ricavato in beneficenza a favore dell’Associazione Discover Football, che si occupa di diritti delle atlete donne a Berlino.

Altra iniziativa legata alla città, è la serie di video denominata "Welcome to the club" dove sono state raccolte esperienze dirette di persone colpite dal fenomeno della discriminazione razziale, a partire dall'attaccante dell'Herta Berlino, Jessic Ngankam.

Una comunicazione diretta, esplicita ed alternativa che ha attirato l’attenzione anche di Nike Berlin, così come ci spiega Giacomo Donati: “La collaborazione con Nike Berlin è stato il nostro punto di svolta. La maglietta realizzata è solo una minima parte del rapporto che abbiamo instaurato e che tutt’ora viviamo. Quando abbiamo bisogno possiamo sempre chiedere contatti, fondi, o più banalmente prodotti invenduti da usare per i nostri progetti”.

Il Darwin FC ha quindi attirato l’attenzione anche di importanti brand internazionali, ma ognuno può fare la sua parte, come? Entrando a far parte della community seguendo il profilo instagram ufficiale; proponendosi come volontario e mettendo a disposizione le proprie skills professionali a partire da comunicazione, marketing ed arte; acquistando i prodotti del club devolvendo così i fondi alle Associazioni partner.

Ancora una volta calcio, comunicazione e marketing si rivelano strumenti fondamentali per combattere ogni forma di discriminazione. Il Darwin FC ha appena iniziato la propria battaglia con una visione concreta per il futuro, così come ci conferma Giacomo Donati: “Il nostro obbiettivo iniziale è quello di espandere il nostro team di volontari per arricchire il progetto di altre esperienze e capacità, in modo da trovare nuove modalità per condividere le nostre idee e il nostro messaggio con il pubblico. Un grande traguardo sarebbe sicuramente quello di poter trasformare questo progetto a cui ci dedichiamo nel tempo libero, in un lavoro vero e proprio”.