I data analyst stanno cambiando il calciomercato

De Bruyne ha discusso il prolungamento del suo contratto col City senza procuratore ma facendo leva sul report di un'agenza di analisi dati. Il ruolo dei mediatori ne esce ridimensionato?

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Siamo sommersi dai dati: li osserviamo, li studiamo, a volte ci lavoriamo. Inconsapevolmente li produciamo ogni volta che passiamo del tempo su internet o sui social network. Per questo figure come quella del data analyst, un professionista che si occupa di selezionare e analizzare questo tipo di informazioni, sono centrali nella maggior parte delle (grandi) aziende.

Negli ultimi anni l’analisi dei dati si è ritagliata, a diversi livelli, un ruolo di rilievo anche all'interno del sistema calcio. Progetti come la Superlega, del resto, ci ricordano che le società sono industrie e come tali mettono il profitto davanti al resto. In ambito tecnico, ormai ogni allenatore si circonda di professionisti che studiano le statistiche avanzate e i numeri per valutare la propria squadra e studiare quella avversaria. I talent scout e gli uomini di mercato si affidano sempre più spesso ad algoritmi che selezionano liste di giocatori (o giovani promettenti) in base a determinati parametri, con macchine capaci di prevedere l’impatto che avrebbero una volta acquistati. Si tratta soltanto di alcuni esempi rispetto a ciò che si può fare con piattaforme ormai di uso comune tra gli addetti ai lavori come Wyscout o Wallabies

Nelle scorse settimane, il rinnovo di Kevin De Bruyne con il Manchester City ha tracciato una nuova linea di confine e aperto diversi interrogativi sul futuro delle trattative. Il centrocampista belga ha puntato sulla relazione di un data analyst anziché sull'aiuto di un agente per ottenere un aumento di stipendio. Si è seduto al tavolo da solo (cioè senza procuratore) assistito da remoto dal padre e dai legali. I Citizens gli hanno messo davanti un’estensione di altri due anni dell’attuale accordo, fino al 2025 quando compirà 34 anni, ma a una cifra più bassa di quella che guadagna attualmente. Alla fine della riunione, invece, De Bruyne è uscito con un gran sorriso stampato sulla faccia e un contratto da 82.3 milioni di sterline per le prossime quattro stagioni, oltre venti milioni all'anno. Secondo il Times circa 50mila sterline in più a settimana rispetto a quanto percepisce oggi.

Come ha fatto a convincerli da solo, senza la mediazione di un esperto?

Prima di presentarsi all'incontro, il centrocampista ha incaricato i suoi legali Daan Buylaert e Sven Demeulemeester di individuare analisti in grado di produrre una relazione che certificasse coi numeri la sua reale influenza sul gioco e i risultati del Manchester City. Tra le società che hanno lavorato al documento c’è Analytics FC, una realtà che collabora anche con alcuni club della Serie A. L’obiettivo del belga era dimostrare ai dirigenti non solo il suo impatto attuale ma, attraverso le previsioni degli analisti, anche quello futuro, basandosi sulle qualità della rosa attuale e le possibilità di continuare a competere ai massimi livelli ancora a lungo. 

In poche parole i dati che ha presentato hanno chiarito in maniera inequivocabile l’importanza di De Bruyne per il gioco di Guardiola, in quanto atleta più influente tra quelli a disposizione, e come l’offerta iniziale del City non rispecchiasse le cifre percepite dagli altri top player della Premier. L’analisi stimava pure la possibilità, bilaterale, sia per la società che per il giocatore, di vincere trofei, in particolare il sogno Champions League, proseguendo un rapporto che dura ormai dal 2015. Quello che non si deve dimenticare è che De Bruyne ha sempre ribadito la volontà di rimanere a Manchester e ha fatto leva sui dati per assicurarsi per i prossimi quattro anni un compenso in linea con quello degli altri giocatori decisivi del campionato.

Come cambierà il calciomercato?

È un evento che sposta l’asse del pianeta del calciomercato: se le agenzie che elaborano dati e statistiche sono ormai parte integrante dell’industria del pallone, vedere un giocatore che se ne serve per negoziare privatamente il proprio contratto è assai più raro. Costringe a ripensare il ruolo dei procuratori, che negli anni hanno imposto sempre di più le proprie condizioni alle società e ai calciatori che rappresentano. Il Times stima che solamente nell’ultimo anno i club della Premier League abbiano versato 272 milioni di sterline nelle tasche degli agenti, mentre oggi uno dei centrocampisti più forti del mondo è riuscito a fare tutto da solo. Per di più, all'indomani dell’annuncio da parte del City di una perdita di 126 milioni di sterline rispetto all'anno precedente e di un monte ingaggi mai così alto dall'arrivo di Guardiola: 351 milioni di sterline.

Al The Athletic, Jeremy Steele, Ceo e Co-Founder di Analytics FC, ha ammesso che “De Bruyne e il suo team erano molto preparati sul lavoro delle aziende del settore dei dati e sulle keywords specifiche che volevano esaminare”.

Qualcosa di simile era già successo nel 2017, durante il trasferimento Memphis Depay dal Manchester United al Lione. In quel caso era stata una società di analisi dei dati, Scisports, a individuare nella squadra francese la meta migliore in base alle caratteristiche e ai numeri “prodotti” in Inghilterra dal calciatore. Quando Hudson-Odoi del Chelsea sembrava vicino al Bayern Monaco è stato il suo procuratore a chiedere ad Analytics FC una relazione sul proprio assistito. De Bruyne fa scuola a sé perché ha fatto tutto senza un agente, e questo avrà fatto riflettere alcuni colleghi, ma la pratica è diffusa. Quello che ancora non è avvenuto è il suo ingresso nel dibattito pubblico.

In Inghilterra ci stanno provando. James Maddison del Leicester, ad esempio, ha ammesso in diretta a Sky Sports dopo la vittoria per 2-0 contro il Chelsea del 19 gennaio scorso, di essersi fidato di un noto analista per migliorare il rendimento in fase realizzativa. Lo stesso ha fatto Jack Grealish dell’Aston Villa che ha individuato nella necessità di aumentare il numero di expected goal and expected assist l’unico modo per portare il suo gioco a un livello superiore.

La comunicazione sta cambiando e non solo quella rivolta verso l'esterno. Il caso De Bruyne dimostra anche come la tecnologia ormai sia completamente al servizio della football industry e, il centrocampista belga del City, ne ha trovato un'applicazione che è destinata a cambiare gli equilibri e i paradigmi del calciomercato.