I 4 punti emersi dal tanto atteso Football Money League 2021

I club hanno visto scendere a picco le revenue dei propri bilanci. Deloitte ha inquadrato come ogni anno la situazione della stagione passata.

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Ecco l'edizione 2021 del DFML

Sono diverse le sfide che per via della pandemia globale hanno colto impreparati i club del calcio mondiale. Assenza di tifosi, competizioni posticipate o addirittura annullate, rapporti con i giocatori da ridefinire e confronto continuo con le decisioni intraprese dai propri organi governativi.

La pandemia ha causato danni economici oltre che emotivi. I club stanno provando a rispondere accelerando alcuni processi o studiano nuovi modelli di business, ma i risultati si vedranno nel medio periodo. Le perdite però, sono state inevitabili per tutti, questo è quello che emerge nell'ultima edizione del Football Money League, soprattutto se confrontata con il report che inquadrava la situazione dei club a gennaio dell’anno precedente.

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 Anche per questa edizione, abbiamo stilato un decalogo di 4 punti per avere una visione generale del complicato anno calcistico che ci siamo appena messi alle spalle.

Numeri negativi e riflessioni non prettamente fiduciose che vanno prese con le pinze mai come quest’anno. Come la stessa Deloitte descrive nel report, lo slittamento della stagione sportiva 2019/2020 dopo il 30 giugno 2020 ha spinto molti club ad iscrivere parte dei ricavi di luglio e agosto nei bilanci 2020/2021.

1. L’entità del danno economico

Si stima che la perdita dovuta a tutti i disagi comportati dalla pandemia globale si aggiri intorno ai 2 miliardi di euro, questo nell’arco temporale tra la stagione 2019 – 2020 e quella 2020 – 2021 che appunto deve ancora concludersi.

Gran parte del mancato ricavo va trovata nell’assenza di pubblico. Un colpo difficile da digerire, dato che molti club italiani sono dipendenti dai ricavi da broadcaster, fattore che sì ha subito delle defezioni ma che non è stato del tutto azzerato, anzi. Una situazione che avrebbe rappresentato un vero collasso qualora i maggiori emittenti televisivi non avrebbero avuto modo di trasmettere la parte restante di manifestazioni (cosa che ad esempio è capitata in Ligue 1 e che in effetti ha causato diverse scorie tra lega francese e Mediapro.

Quanto è grave una perdita totale di 2 miliardi?

Consideriamo che il fatturato di Real Madrid, Barcellona e Manchester United della stagione passata, se sommato supera di “poco” questa cifra. Il totale delle prime 20 invece ammonta a 8.2 miliardi nella stagione 2019 – 2020.

Incide più dei mancati ricavi, o comunque pesa, la mancanza di liquidità, questa in gran parte dovuta ai flussi di cassa del weekend di partite praticamente inesistenti questa volta.

Diventa così facile trarre qualche conclusione.

2. Solo 2 club hanno avuto un incremento

Solo 2 squadre della top 20 hanno beneficiato di un incremento dei propri ricavi rispetto alla stagione precedente e sono i russi dello Zenit e gli inglesi dell’Everton.

Per quanto riguarda le fonti di monetizzazione prese in considerazione invece, si osserva un generale calo delle revenue collegate al matchday come era lecito aspettarsi (257 milioni di euro in meno) e dei ricavi da diritti tv (in calo del 23%, ovvero 937 milioni). Crescono invece i ricavi commerciali. Gli incassi da merchandising e prodotti commerciali acquistabili su piattaforme digitali sono aumentati del 3%, per una cifra pari a 105 milioni di €.

Quasi ad indicare una delle strade da percorrere per molte realtà.

Da prendere in considerazione in maniera particolare, anche i costi che al contrario dei ricavi, non sono calati così progressivamente, portando alla ribalta anche situazione antipatiche e non proprio favorevoli a livello mediatico (una su tutte il Barcellona tra grana stipendi e cessione “coatta” di alcune stelle, senza dimenticare il caso Messi di quest’estate). 

3. La situazione delle italiane   

C’era sicuramente curiosità sui numeri del Milan. I neocampioni d’inverno vengono da un periodo di contrasti e di “dialoghi costruttivi” con l’UEFA che hanno imposto ai rossoneri delle scelte forzate, oltre che un atteggiamento parsimonioso.

In effetti, i rossoneri devono ancora rincorrere le altre big del calcio mondiale: si posizionano solo al 30esimo posto con revenue ferme a 148.5 milioni di euro. Juventus e Inter confermano invece i rispettivi decimo e quattordicesimo posto, esattamente come la stagione precedente. Sale di una posizione il Napoli che passa alla diciannovesima posizione.

Crollo totale della Roma che ha vissuto da pochi mesi anche la situazione del cambio di presidenza. I giallorossi per quest’anno non compaiono nella Top 30.

4. Cosa è cambiato tra le migliori 10

Come anticipato, praticamente tutte le squadre hanno avuto un calo nei fatturati. Elemento prevedibile anche se l’entità delle varie perdite va rivista caso per caso.

A soffrire di più il PSG nonostante la finale di Champions League che pesa diversamente, essendo stata giocata ad agosto. I parigini passano dai 635.9 milioni del 2018 – 2019 ai 540.6 della stagione conclusa qualche anno fa.

Il Barcellona, re dell’edizione passata della Football Money League, scende da 840.8 a 715.1 milioni. Il crollo del City: da 610.6 a 549.2. Tra le “peggiori” il Manchester United che subisce un crollo decisamente vertiginoso: da 711.5 a 580.4 milioni con la perdita di una posizione in favore del Bayern Monaco (che registra un calo di “soli” 26 milioni).

Il maggior balzo in classifica invece è quello del Liverpool con un +2 posizioni fino alla quinta, nonostante i poco più di 50 milioni di calo nel bilancio.

Cambiano decisamente le carte in tavola, crollano i bilanci. Ma una fotografia più fedele si potrà avere nel corso della stagione e soprattutto l’anno prossimo, quando tutto dovrebbe essere tornato a “una nuova normalità”, e quando i club avranno trovato forme alternative di revenue o innovato alcuni dei propri comparti strategici.

Trovate la versione intera del Football Money League 2021 qui

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